La Zona Margine
e l'arte di abitare
novembre 2024

In Permacultura* per osservare e progettare gli spazi della nostra vita viene dato loro un ordine. Ci sono quelli vicini, nei quali passiamo la maggior parte del nostro tempo e investiamo molta energia, quelli che frequentiamo meno spesso, poi sporadicamente, fino a quelli più lontani, che rimangono al limite del nostro raggio d’azione. Vengono identificate sette Zone, cinque delle quali sono “fuori” e due rappresentano il “dentro”, gli spazi intimi e personali, e si definiscono Zona Zero, la casa, e Zona ZeroZero, l’essere umano.

Quando scegliamo di investire energie per dedicarci al benessere e alla salute, nostri e dell’ambiente in cui viviamo, possiamo direzionare la nostra attenzione verso fuori, quindi con le scelte politiche o imprenditoriali o finanziarie, dedicandoci all’attivismo, alla formazione, all’educazione, alla divulgazione, oppure verso l’interno, nel nostro spazio personale, e concentrarci quindi su come e dove abitiamo e sulla nostra natura umana.

Lo sguardo verso l’interno ci porta dunque a fare scelte che riguardano la nostra casa. 
In merito a questo esiste oggi più che mai una pressione sociale molto forte, sostenuta da una comunicazione molto efficace, orientata a farci credere che per essere ecologici (cioè in relazione funzionale con l’ambiente che ci circonda) siano necessari, strumenti, strutture, investimenti, certificazioni, e tecnologie con obsolescenza programmata che devono essere costantemente aggiornate e sostituite e al contempo molto difficili da smaltire. Fortunatamente iniziamo a capire che tutta questa materia iper processata e in continuo movimento costituisce un sistema talmente energivoro da non poter essere definito né “eco” né tantomeno “logico”. 
Ci vengono allora in aiuto la bioedilizia, l’ingegneria naturale, il recupero di materiali e tecniche di costruzione artigianali, professionisti esperti che si dedicano a sperimentare e diffondere l’uso di sistemi più efficaci e meno impattanti per costruire edifici in grado di restituire benessere alle persone che li vivranno, che siano in armonia con il contesto in cui si trovano e che durino il tempo necessario, cioè facili da digerire per l’ambiente quando non serviranno più.

Quando mettiamo l’attenzione su noi umani ci dedichiamo alla crescita della consapevolezza e della collaborazione, alla comunicazione non violenta, alle forma di vita comunitaria, l’educazione non convenzionale, aumentiamo l'attenzione a ciò di cui ci nutriamo, scopriamo metodi olistici di cura e guarigione, modifichiamo la nostra relazione con il lavoro e con il denaro, scopriamo il valore del tempo e ci apriamo alla spiritualità.

Tra questi due ambiti però esiste uno spazio di cui ci si occupa poco. C’è un margine tra la Zona 0 degli spazi abitativi e la Zona 00 del corpo e dell’animo umano.
Tra le pareti di paglia, i pavimenti di terra e i tetti di legno, prima di arrivare allo spazio intimo degli esseri umani, delle loro emozioni e bisogni e talenti, c’è una Zona Senza Nome, intuita ma non esplorata. 
È ciò che accade sotto i nostri occhi ogni momento, è ciò da cui distogliamo continuamente l’attenzione: come si muovono le nostre mani tra le cose della vita. Il nostro più ravvicinato raggio d’azione è il campo da gioco nel quale possiamo concretamente costruire la nostra realtà e definirne la qualità, la componente più significativa della nostra esistenza sono i nostri gesti quotidiani.
Nelle azioni ripetitive alle quali non prestiamo attenzione, nelle nostre abitudini e negli automatismi risiede l’essenza della nostra relazione col mondo.

La scelta degli oggetti che utilizziamo e come li posizioniamo nello spazio da forma ai nostri movimenti, e la forma di quei movimenti definisce come gestiamo l'energia, l’insieme di tutte le nostre risorse. Vi siete mai chiesti quali siano le vostre risorse? 
È riduttivo pensare solo al denaro e limitarci non ci consente di percepire l’insieme e la reale connessione tra tutto ciò che circonda. Le nostre risorse sono la forza muscolare, l’acqua che esce dal rubinetto, l’elettricità, ma anche la luce che entra dalla finestra, l’umidità dell’aria, saper cucire o leggere in un’altra lingua, i vicini di casa, quello che abbiamo imparato dai libri che abbiamo letto, i Maestri che abbiamo incontrato, il tempo, la capacità di discernere, la possibilità di scegliere, l’intuito, il senso della bellezza, il buon umore, e la meraviglia del nostro corpo e delle nostre mani. Ognuno, in base alle proprie risorse compie gesti differenti, dal momento in cui si sveglia, al momento in cui si addormenta.
Tutto questo è energia e nel momento in cui osserviamo il nostro agire in termini energetici, ci rendiamo conto che quel che facciamo non riguarda più solo la nostra esistenza individuale, ma si aggancia e ripercuote oltre i confini della nostra persona e della nostra casa, assume una dimensione estesa a livello globale. Ogni nostro gesto diviene il piccolo meccanismo di una catena di eventi, come il movimento della tesserina di un domino infinito, che iniziando nella nostra cucina arriverà molto più lontano di quanto riusciamo ad immaginare. Nel bene e nel male. 

Invece che percepire questo enorme potere ci dimentichiamo che tutto ciò che da forma alla nostra quotidianità è una risorsa, e così sprechiamo in continuazione e senza rendercene conto. Fare il bucato, conservare il cibo, lavarsi, scaldarsi, aggiustare qualcosa che si è rotto, gestire i rifiuti… sono milioni di gesti ripetuti da miliardi di persone ogni giorno, sono i gesti che compiono tutti gli esseri umani del Pianeta ed è per questo che possono fare un’enorme differenza in termini energetici, ed è in quella moltitudine ripetibile che stanno la sostenibilità e l'abbondanza.

Per molti esseri umani è difficile immaginare di poter assumere uno stile di vita ecologico, eppure il potere di quei gesti, che si manifesta nello spazio vuoto tra la nostra pelle e la superficie delle cose, è di fatto nelle mani di tutti. 
Una maggiore consapevolezza riportata ai nostri gesti lenirebbe almeno un poco la frustrazione dilagante dovuta alla dissonanza cognitiva, alla contraddizione tra ciò che vorremmo fare perché crediamo sia giusto, e come poi realmente ci comportiamo, perchè non crediamo di poter fare la differenza. Una differenza enorme invece, che agisce verso l'esterno e verso l'interno, verso l'ambiente, gli altri, e verso la nostra intimità. 

Ognuno ha la possibilità di far diventare i propri gesti rituali, questo riporterebbe significato ad ogni momento della giornata e ridarebbe sacralità ai luoghi in cui la nostra vita si manifesta. Senza dover aspirare a una disciplina monastica, possiamo cominciare a riconoscere il valore intrinseco delle cose, vivere la cura come sentimento e l'attenzione come forma d'amore. Nello spazio dimenticato di quella Zona Senza Nome c’è l’educazione all'abitare.
Non solo.
Nello spazio dimesso dei piccoli gesti gli dei ci parlano. Quanti racconti conosciamo su illuminazioni avvenute per caso, in momenti qualsiasi, di giorni qualunque, che hanno reso grandi gli umani che le hanno ricevute e che a volte hanno cambiato la storia. Ma per coglierle dobbiamo predisporci all’ascolto. 
Nella consapevolezza della presenza si aprono spazi di comprensione. 
Nel momento in cui prestiamo attenzione a ciò che stiamo facendo, invece che essere con le mani in uno spazio/tempo e con la testa in un altro, abbiamo la possibilità di imprimere in quel gesto un’intenzione. Creare un’intenzione, come meditare o pregare, è di fatto originare un’informazione, una vibrazione che noi emettiamo che contribuisce a creare il mondo che ci circonda. La vibrazione in-forma la materia, le da forma, i nostri gesti sono movimenti che plasmano la realtà. 
Se il battito d’ali di una farfalla in Brasile può provocare un tornado in Texas, chiudere il rubinetto dell’acqua mentre ci laviamo i denti potrebbe cambiare le sorti del mondo.


Foto: Un gesto della cerimonia del tè. @zeninthecity.org

*Troverete infinite definizioni per questa parola, provo qui a darne un’idea. La Permacultura è una forma pensiero che si concentra su come si muove l’energia e sulla connessione tra tutto ciò che esiste. Si fonda sull’assunzione della propria responsabilità e sulle scelte etiche di agire avendo cura della Terra, delle persone e del futuro, utilizza principi ispirati agli ecosistemi naturali, si esprime attraverso la progettazione e i relativi strumenti, e si manifesta attraverso pratiche applicate all’abitare, come l’autoproduzione di cibo, l’autocostruzione degli spazi abitativi, la socialità consapevole, la collaborazione, il sostegno della biodiversità.
valeria.cescato
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