SPOSTARE IL DIVANO
La zona di confort si cambia da dentro
dicembre 2024

Modificare, cambiare, apportare spostamenti e ricollocamenti degli elementi della nostra casa è una cosa che possiamo fare. Un’eventualità che non abbiamo preso in considerazione? Una cosa che desideriamo ardentemente? Un gesto che non ci sogniamo nemmeno di fare, un lavoraccio! Però è una possibilità.

Prima cosa è comprendere l’importanza che ha lo spazio intorno a noi, il potere che ha su di noi, così che quel potere ci appartenga e non ci ostacoli. Da moltissimi punti di vista questo tema è stato studiato, dalla fisica all’epigenetica, le neuroscienze e tutte le teorie della percezione, la psicologia gestaltica, la kinesiologia, la prossemica, ma anche il marketing, l'antropologia, l'etologia e l'archeologia, l'ergonomia e il feng shui, le terapie relazionali, fino al campo morfogenetico delle costellazioni sistemiche. Per me tutto è iniziato con la scenografia per il teatro. Ogni strumento con cui osservare noi stessi nel mondo esterno, ci racconta qualcosa del nostro spazio interiore.

Solo dopo aver interiorizzato il grande potere che lo spazio ha su chi siamo e sulla nostra personalità possiamo accorgerci se sentiamo il bisogno o il desiderio di cambiarlo.
Possiamo scegliere di attivarci anche solo per sperimentare, come quando proviamo a smettere di mangiare latticini o zuccheri per vedere se ci “sentiamo meglio”. Modifichiamo, trasformiamo, sostituiamo gli elementi con cui entriamo in contatto per attivare in noi una trasformazione.
Oppure veniamo mossi dalla necessità. Il disagio in cui ci troviamo diventa insostenibile, ci sentiamo incapaci di risolvere da soli il problema, ci mancano gli strumenti, ci facciamo aiutare. 

Così come decidiamo di andare dallo psicologo perché siamo disposti a farci “cambiare forma”, allo stesso modo possiamo cambiare lo spazio in cui viviamo affinché si attivino nella nostra vita dei cambiamenti che non riusciamo ad ottenere con le energie interiori che in quel momento abbiamo a disposizione.
A volte, abbiamo bisogno di cambiare forma per sentirci meglio.

Dedicare più attenzione allo spazio in cui viviamo significa “fare attenzione a come ci muoviamo nello spazio intorno a noi”, tra le cose inanimate (che definiscono la struttura fissa dello spazio), le cose inanimate ma mobili (sedie, vestiti, oggetti) e quelle animate (umani, piante, animali).

Ma perché l’organizzazione dei pieni e dei vuoti dello spazio in cui ci muoviamo è così importante?
I movimenti del nostro corpo nello spazio plasmano la nostra personalità come le parole che usiamo (e ascoltiamo) creano i nostri pensieri. Se ne siamo consapevoli possiamo imparare a sceglierli con cura.
Il rapporto tra l’altezza del tavolo e della sedia imprime una forma nel nostro corpo che permane oltre il tempo in cui stiamo seduti. La pentola con cui cuciniamo imprime una qualità al nostro cibo tanto quanto la materia prima di cui è fatto. L’intenzione, così come l’emozione e il nostro stato di benessere mentre cuciniamo imprime un’informazione energetica nel cibo di cui ci nutriamo, e che offriamo agli altri. La sensazione piacevole o meno che ci da un oggetto quando lo usiamo determina la frequenza e l’abilità con cui lo utilizzeremo.

Il nostro corpo e le nostre emozioni così come le nostre facoltà intellettive e la qualità delle nostre relazioni sono combinate ad incastro con lo spazio in cui la nostra vita si svolge. La nostra vita e il nostro spazio sono un tutt’uno, un equilibrio dinamico, un ecosistema vivente. Perciò diventa necessario riorganizzare lo spazio in cui viviamo quando noi stessi cambiamo, quando lasciando il contenitore del nostro corpo e delle nostre azioni così com’è, non riusciamo più a sentirci a nostro agio.

Le vacanze sono un esempio utile. Perché appena ne abbiamo la possibilità ci organizziamo per uscire dal nostro contesto quotidiano? A volte cerchiamo quello più diverso e lontano possibile. Mente, cuore, corpo, muscoli, funzioni digestive, ogni parte di noi conosce il senso e il valore di quel cambiamento. E poi, tornare a casa è confortevole o faticoso? Possiamo tornare da un viaggio e rientrare semplicemente nei nostri panni, oppure desiderare che qualche parte di noi che si è improvvisamente liberata o attivata trovi il suo spazio. Altresì possiamo aver scelto di lasciare laggiù qualche parte di noi che non ci serviva più, e siamo rientrati con un bagaglio più leggero. Ebbene, quando questi cambiamenti in noi accadono, abbiamo la possibilità di sostenerli, facilitarli, accoglierli, permettere loro di diventare nuove abitudini, se creiamo per loro lo spazio idoneo. L’organizzazione dello spazio è uno strumento potentissimo di condizionamento. Possiamo utilizzarlo a nostro vantaggio, ma solo se ne siamo consapevoli. Altrimenti lo subiamo.

Nei primi 20 anni della nostra vita cambiamo continuamente. Quante volte cambia la camera di un bambino? Ci entra da infante e ci rimane fino alla laurea. Percepiamo “naturale” il fatto che quello spazio si trasformi. Ed è naturale infatti! Organico, fisiologico. Lì è facile capire e accettare che quello spazio deve cambiare. Poi, come tante altre cose purtroppo, decidiamo che da adulti vada bene quella forma lì e punto. Ma non è proprio così.
Se allarghiamo lo sguardo capiamo che nel nostro sistema ci sono cose apparentemente lontane a cui noi siamo strettamente connessi, come le stagioni. La nostra vita, che ce ne accorgiamo o meno, che ci crediamo o meno, è influenzata dal fatto che viviamo su un altro essere vivente, la Terra. Quindi così come quando progettiamo un orto calcoliamo l’arco solare estivo o invernale, possiamo immaginare che l’arredamento della nostra camera da letto possa avere una versione estiva e una invernale, così come l’illuminazione della zona giorno, la copertura del divano, la posizione della scrivania. I materiali strutturali degli edifici determinano la qualità delle nostre sensazioni di rumore, calore, tepore, fresco, freddo, umidità, sbalzi termici, nonché lo sforzo energetico necessario al mantenimento del nostro stato di confort.
A casa dei miei genitori all’inizio dell’inverno in sala compariva un tappeto. E a primavera spariva. Era funzionale sotto molti punti di vista. Aveva senso.
Quando sono andata a vivere in campagna i miei vicini hanno costruito un pollaio per galline da compagnia, c’era anche un gallo. D’inverno era una presenza irrilevante, ma appena arrivato il caldo e tutti abbiamo iniziato a dormire con le finestre aperte, il canto del gallo è diventato un elemento insostenibile. Ebbene i nostri vicini si sono inventati di mandare il gallo in residenza estiva in un altro pollaio: a giugno spariva, a ottobre tornava. Ottimi vicini.
Se viviamo in una stanza sola possiamo avere tutto esposto e tutte le funzioni sempre a portata di mano, così passeremo dal letto alla cucina al computer senza soluzione di continuità, oppure potremo scegliere di riporre le coperte in un armadio e tirare fuori ciò che ci serve per la nostra giornata, che magari sarà diversa se è martedì oppure domenica.
Stendere i panni in soggiorno può condizionare la frequenza con cui invitiamo persone a casa. E può essere che lo facciamo inconsciamente per avere una scusa per stare da soli.
Se abbiamo un grande tavolo o un grande divano la nostra vita sociale sarà differente.
L’arrivo di un altro individuo nel nostro spazio personale (un figlio, un partner, un cane) cambia il nostro sistema e lo spazio deve trasformarsi in modo coerente se vogliamo continuare a sentirci in equilibrio.
Quando muore qualcuno con cui condividevamo lo spazio intimo, tutti gli oggetti della casa si deformano, alcuni li ameremo di più, altri ci risulteranno fastidiosi o insopportabili.
Non c’è una risposta giusta, c’è solo la risposta giusta per noi, per chi in quello spazio ci vive, in quel momento.
In virtù di ciò, questa cura e questa attenzione non hanno direttamente a che fare con l’idea preconcetta di pulito, di ordinato o di estetica, bensì con l’equilibrio, la coerenza e l’armonia, che non sono fini a sé stesse (cioè alla forma dello spazio e degli oggetti di per sé) ma in relazione con chi abita lo spazio e la sua funzione.

Studiando il comportamento dei cani è incredibilmente evidente. I nostri animali domestici possono aiutarci tantissimo a comprendere l’importanza delle distanze, dell’orientamento, delle geometrie dello spazio. Osservando loro possiamo vedere quanto sia determinante dove gli diamo da mangiare o cosa vedono quando stanno a cuccia per il loro stato emotivo. La loro sensibilità è strabiliante e intervenire sull’organizzazione dello spazio può modificare immediatamente i loro comportamenti. In bene o in male. Comprenderli significa fare le scelte giuste per il loro benessere. Per noi umani anche.

Tutto questo ha a che fare con i nostri bisogni. La forza che ci spinge verso ciò che ci fa bene e ci fa allontanare da ciò che ci fa male è primordiale. La nostra relazione con lo spazio è primordiale. Per questo è così radicata e per questo così lontana oggi dalla nostra consapevolezza. Ascoltare quei bisogni, comprenderli, considerarli importanti è una forma d’amore verso una parte molto profonda di noi. La cura dello spazio intorno a noi è un modo per prenderci cura del nostro mondo interiore, perché “come è dentro così è fuori e come fuori così è dentro”. Lo scopo del mettere attenzione allo spazio fuori di noi è proprio perché sappiamo essere direttamente collegato allo spazio dentro di noi. È quindi uno strumento di trasformazione, spesso più facile da attivare che non provare a togliere le nostre maschere, portare in discarica i nostri pregiudizi, dare spazio ai nostri talenti, colorare le lamentele, lasciare un margine per le possibilità e le sorprese, fare luce sulle nostre ombre.

Immagine: Illustrazione di Libico Maraja per il quarto capitolo di Alice nel Paese delle Meraviglie  (Lewis Carrol)
valeria.cescato
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